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Mosorrofa
o dell'ottimismo
melologo con canzoni su testi di Dario Voltolini
©
DDT 19301
Buy on 
Tiziana Ghiglioni (voce), Laura Panti e Ivo De Palma (voci recitanti), Teresa Nesci, Roberta Invernizzi, Silvia Piccolo (soprani), Piero Cresto-Dina (contrabbasso), Daniele Tione (pianoforte), Enrico Matta (batteria), "Orazio" VoxPc©, Quartetto di chitarre di Asti (Marco Silletti, Gianni Nuti, Maria Grazia Reggio, Gianpaolo Bovio), Toujours Ensemble (Francesca Gosio, Michele Mo, Gianni Nuti, Luigi Picatto, Piergiorgio Rosso, Silvia Sandrone).
Playing
time 68'47"
"Mosorrofa e' una cosa senza nome. Non e' un'opera, non e' un oratorio,
non e' un LP di canzoni, non e' un ciclo di Lieder; non e'. D'altronde
il famoso "nuovo che avanza" me lo sono sempre immaginato cosi':
lo riconosci quando dovendolo raccontare ti accorgi che non hai
uno straccio di parola esatta per nominarlo. [...] Mi immagino l'imbarazzo
nei negozi di dischi. Dove mettere Mosorrofa? Dovunque" [Alessandro
Baricco, dal booklet del cd]
"Ma
non e' la strada giusta lodare qua e la': l'interesse di Mosorrofa
e' il progetto mistilingue di canzone, jazz, ballata, voce che recita,
voce sintetica, capricci di cadenze, filigrane, irritazioni puntilliste:
musica minima, ma che sa bene come tenere compagnia e trovare con
l'esuberanza della poesia un'organicita' di rappresentazione" [Giorgio
Pestelli, La Stampa]
"Piu'
che l'idea di "musica contemporanea" - concetto discutibile, che
di solito viene sparato sul pubblico con gli effetti di un lacrimogeno
- il lavoro suggerisce quella di una "contemporaneita' musicale"
effettiva, da percorrere, da abitare come si vuole, senza sentircisi
estranei. [...] Mosorrofa si presenta con la naturale levita' delle
cose che accadono come per caso, senza strategie e senza teoremi,
solo perche' era tempo che accadessero. Il suo orizzonte poetico
sembra innanzitutto quello di una liberta' che vuol essere riempita
di senso. Ci si deve muovere come in un disegno di Escher, rendersi
disponibili a una logica da Magritte accelerabile fino ai ritmi
di Blob. [...] Come tutto questo riesca - e ci riesce - a parlarci
di noi, di ognuno di noi, e' una di quelle cose che non si possono
spiegare cosi' in due righe. Bisogna scoprirle. Un fatto e' certo:
perche' operazioni simili riescano con altrettanto equilibrio s'ha
da essere bravi, molto bravi; e nel disco di Campogrande di bravura
ce n'e' da vendere". [Antonio Cirignano, Suono]
"Raccontano di una citta' che esiste; sta li', in Calabria, ma in
realta' raccontano un po' di loro, un po' di noi, microstorie della
nostra vita, flash di vita quotidiana, attimi d'amore, di solitudine.
[...]Mosorrofa scardina qualsiasi aspettativa dell'ascoltatore: basta
il ghiribizzo di un flauto per trasportarvi in volo su una citta',
una citta' che in realta' e' un simbolo, una metafora di tante altre
citta', di tante altre civilta'. Si potrebbe intitolare Mosorrofa
o della versatilita' perche' invano cerchereste uno stile unico tra
giochi di parole e echi poetici, tra un attacco in puro stile jazz
e un tango birichino. Oppure Mosorrofa o del vitalismo perche' tra
scritte sul muro ("benvenuti all'inferno") e alienazioni metropolitane
("tra le auto ferme strette al rosso dell'incrocio dentro cui ristagna
un uomo mentre dialoga al telefono cellulare") c'e' spazio per cantare
le speranze, per sorridere davanti al ritmo indiavolato di un delfino
che guizza nel mare [...], per aspettre che in Africa sbocci il fiore
blu della liberta' [...]". [Susanna Franchi, la Repubblica]
"Una canzone che ricorda una Mina forse inesistita, ma possibile,
molto sofisticata, bossa nova, piano-bar e jazzy; melologhi che
potrebbe recitare una Milva tornata alla antica militanza letteraria;
pezzini alla Jessica Rabbit, trattamenti elettronico-androidi della
voce, chitarre come quelle che usava Foa' per leggere Lorca, i testi
di Dario Voltolini, giovane scrittore torinese, che ha fatto cosi'
il suo sperimentale Cristo si e' fermato a Eboli [...], tanghetti,
citazioni. C'e' di tutto, in Mosorrofa, parto intelligente della
neonata Ddt ". [Daniele Martino, Il Giornale della Musica]
"Lontano
ormai le classiche mille leghe dai rovelli del laboratorio, il venticinquenne
Campogrande spazia, con la mano del veterano e la nonchalance dell'uomo
di mondo, entro circuiti che piu' multiformi non si saprebbero dare;
quaranta numeri, contrassegnati tutti da dediche e titoletti, in
cui s'agita il fiume carsico di una storia narrata [...] e che esibiscono
una contaminazione di formule e stili, a' la manie're de·, non poco
curiosa. [...] E' una collana che si sfila imperterrita senza tuttavia
nascondere le proprie ambizioni, poiche' il gusto di ripercorrere
il de'ja' vu si autentica sulla perizia di uno che cita Paolo Conte
e Duke Ellington ma anche Banchieri e Corghi, e sempre dall'alto
della torre: ma con simpatia, senza spocchie e con nettissimo il
senso dei dislivelli". [Aldo Nicastro, Piano Time]
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