Corale & Remix - da Mendelssohn (2006) 5'
per pianoforte

Commission
Composto su invito di Roberto Prosseda

World Premiere
23/1/2007
Toronto (Canada), Music Toronto
Roberto Prosseda

Other important performances
2/3/2008, Modena, Amici della Musica, Roberto Prosseda
25/6/2007 Londra, Wigmore Hall, Roberto Prosseda
13/5/2007 Cracovia (Polonia), Accademia di Musica / Mendelssohn Days 2007, Roberto Prosseda
18/4/2007 Lima (Perù), Teatro Raimondi , Roberto Prosseda

Press
"Corale & Remix (2006) by Nicola Campogrande takes a Lutheran chorale, 'O Haupt voll Blut und Wunden' (a chorale attributed to Hassler and which also inspired Bach in his St Matthew Passion) and completed it along Mendelssohnian lines. The straight chorale leads to a tender throbbing that fuels right-hand explorations. Campogrande then takes Mendelssohn's lines for various walks, moving closer and closer to jazz. Fascinating." (Colin Clarke, www.musicweb-international.com)

Composer's Notes
Dilatare Mendelssohn
Il corale “O Haupt voll Blut und Wunden”, attribuito a Leo Hassler, è una delle melodie più note del repertorio liturgico luterano. Del solo Bach, che ne fa un cardine della Passione secondo Matteo, si conoscono nove diverse versioni, e non stupisce che anche Mendelssohn abbia voluto lavorare su questo testo realizzandone l’omonima cantata per coro e orchestra, del 1830.
Questo mio brano è però l’espansione di una sua versione tastieristica, incompleta, conservata presso la Bodleian Library di Oxford (collocazione: MSS M. Deneke Mendelssohn, b. 5, fol. 130 - n. 28: Fantasia on Hassler’s Passion Chorale). In questa paginetta, Mendelssohn realizza nella prima parte una armonizzazione a 5/6 parti, analoga a quelle più note e con un tratto di originalità soltanto nel finale, dove l’ultimo accordo sostiene una breve coda con una serie di modulazioni; nella seconda parte, da battuta 34 a battuta 60, procede invece a creare una sequenza più propriamente tastieristica, dove la melodia del corale passa al basso (e da questo, nonostante la stesura su due soli pentagrammi, si potrebbe forse presumere una possibile destinazione organistica, con l’esistenza di una pedaliera alla quale assegnare queste note, perché le due mani sono già impegnate con le voci superiori). Tra le diverse frasi del corale – Mendelssohn si interrompe dopo la terza – il discorso tastieristico procede liberamente, espandendo dunque il riferimento di partenza in una sorta di “romanza sopra il corale” o, più propriamente, di “fantasia” come quella che Mendelssohn potrebbe aver improvvisato presso la Thomaskirche di Lipsia il 6 agosto 1840, nel corso del celebre concerto destinato a raccogliere fondi per far erigere un monumento a Bach.
Il mio completamento parte dall’armonia sospesa di battuta 60 e fa fare al testo un grosso balzo: applicando a mia volta un procedimento di espansione all’espansione già realizzata da Mendelssohn, gioco a dilatare e spostare il corale all’interno di un club dove c’è qualcuno che balla, dove arrivano echi di musica latina e dove la melodia originaria ricompare trasformata dalla luce inconsueta che si trova proiettata addosso. Così come fa Mendelssohn, anche io conservo nel registro grave il calore del corale (verosimilmente di origine gregoriana, in modo dorico) e lascio che il côté profano si agiti all’acuto, molto all’acuto. Mi piace ascoltare i due mondi che si contrappongono, si sfidano. Mi sembra un bel modo di raccontare le cose della vita.

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