Danze del riso e dell'oblio (2004) 60'
per fisarmonica e pianoforte
Commission
Commissione della Città di Castelfidardo
World Premiere
14/10/2004
Castelfidardo
Alberto Fantino (fisarmonica), Antonio Valentino (pianoforte)
Composer's Notes
Danzare in sala da concerto
La fisarmonica è lo strumento della danza par excellence. Nell'immaginario collettivo, dove c'è qualcuno che agita il mantice c'è anche qualcuno che balla. Per questo spesso i cultori della musica classica storcono il naso davanti a una fisarmonica: per loro è uno strumento destinato a musica funzionale, all'intrattenimento più blando, non a partiture da ascoltare con attenzione all'Auditorium.
Beh, si sbagliano: la fisarmonica ha molte altre vocazioni ma, soprattutto, la danza vive anche nelle sale da concerto.
La grammatica della musica che ascoltiamo abitualmente nelle nostre sale, quella del "grande repertorio", è nata grosso modo nel Seicento. E si è strutturata, si è data la forma che oggi conosciamo, grazie alla danza. Prima la musica era al servizio di un testo, per lo più sacro. Sentivi dei suoni, ma pensavi alle parole. Solo incrociando i ritmi e gli schemi regolari della danza la musica si è guadagnata una sua autonomia.
Le Suites di danze di Bach non sono un omaggio ad una cultura altra rispetto a quella alta: la danza offriva al Maestro la possibilità di costruire musica sopra schemi ritmici e metrici regolari, gli faceva intravedere l'esistenza di cadenze, di ripetizioni, di quelle formule che, nel classicismo, diventeranno i temi, le frasi musicali che oggi canticchiamo sotto la doccia. Senza la danza, dunque, non ci sarebbe la "grande musica"; e senza strumenti che ci fanno danzare, prima o poi smetteremmo di ascoltare.
In queste Danze del riso e dell'oblio, in queste danze per sala da concerto, la fisarmonica ha un partner. L'uomo sbagliato, verrebbe da dire: sposarla con un pianoforte ha infatti qualche cosa di assurdo, perché ci sono troppi tasti, troppe note che si sovrappongono, due tessiture che si accavallano, due virtuosismi che si intrecciano. Ma, come talvolta accade, l'incontro tra personalità esuberanti può diventare eccitante. E in questo caso credo che il matrimonio sia riuscito.
Il pianoforte porta in dote la sua serietà, l'austerità della sua storia, il romanticismo della sua tradizione e la potenza dei suoi giochi percussivi; la fisarmonica ha dalla propria la possibilità di respirare, di cambiare voce e timbro, di dilaniare il cuore se si mette a fare la languida ma anche di far danzare un'intera platea se decide di esibire l'energia del proprio virtuosismo. Insieme, dunque, fanno scintille: non è sempre facile realizzare l'incastro, questo no, ma, quando si riesce, l'effetto è sorprendente.
Così, con questa coppia bizzarra, sono andato a passeggio attraverso danze di tutte le epoche, dalla sarabanda alla rumba, dalla marcia al tango, dal valzer al sirtaki. Sono stato a fare visita a luoghi, a persone, a immagini che hanno lasciato qualche memoria di sé nei titoli (ma non bisogna spiegare troppo, altrimenti la musica a che cosa serve?). Qualche volta le forme della tradizione sono state rispettate con attenzione. In altri casi la danza è diventata uno spunto, un pretesto per esplorare territori del presente, regione sonore che non hanno ancora un nome.
Per gli amanti del dettaglio tecnico e i conoscitori del caotico mondo della fisarmonica - mille modelli, mille estensioni, mille meccaniche...: la partitura è stata scritta per una fisarmonica tradizionale (non a bassi sciolti) e con un'estensione che dovrebbe permetterne l'esecuzione su qualunque strumento. In ogni caso, il compositore autorizza l'interprete ad arrangiarsi se trovasse qualche nota fuori estensione o qualche registro inesistente sul proprio strumento. Giuro che io ho fatto il possibile.
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Edizioni Universal - distribuzione Carish
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