Quando piovvero cappelli a Milano (2000) 20'
Operina su testo di Gianni Rodari (da Tante storie per giocare)

Commission
Commissione del Centro Rodari per la musica di Cosenza

Scoring
Soprano, Attrice, Fl. (anche Ott.),Ob., Cl. , Fg., 1 Perc., Archi, (tutti amplificati), cd preregistrato e azionabile dalla buca

World Premiere
18/12/2000
Cosenza, Teatro Rendano

Composer's Notes
Come è nata Quando piovvero cappelli a Milano

Quel che mi affascina nel teatro musicale è la possibilità di fondare dei mondi. Di cogliere uno spunto, un’idea, un germoglio da far ramificare a poco a poco. Perché così, costruendo intorno al fermento iniziale, si può creare un universo complesso in cui sono attivi nessi e relazioni molteplici, un mondo “per natura” dominato da regole musicali e drammaturgiche, un cosmo in cui molti diversi atteggiamenti creativi possono trovare il proprio spazio.
Certo, con l’opera si possono raccontare storie; ma bisogna dimenticarsi che esiste il cinema per godere dei ritmi lenti del melodramma. E allora si può immaginare che il teatro musicale sia un punto di osservazione, un “fermate tutto: ora ci ragioniamo insieme”, un tempo e un luogo in cui il compositore porta in scena ciò che ha da dire intorno al tema dato. Così, scrivendo la mia Macchinario (Teatro Rossini, Lugo, 1995)  mi è capitato di “fare teatro musicale” sulle macchine (lo yo-yo, la macchina per fare la pasta, l’orologio, il fax…); con Lego (Teatro Nuovo, Verona, 2000) ho avuto a che fare con mattoncini giocattolo; e ora, con Quando piovvero cappelli a Milano, provo a osservare insieme una storia e le voci di molti bambini che mi raccontano come va a finire.
L’idea viene da Rodari e ha già in sé una bella storia. Il 10 dicembre 1969 (io avevo due mesi e un giorno) andò in onda alla radio la puntata numero 8 del suo Tante storie per giocare. Era un “programma per i piccoli” con una sigla che, programmaticamente, diceva: “Tante storie ti voglio narrare / tante storie per giocare / e quando non ne so più / me le racconti tu. / Le storie di una volta / parlavano di fate / di maghi, di streghe / di belle addormentate; / ma in giro per il mondo / per chi le sa cercare / ci son tante storie nuove / ancora da inventare”. La trasmissione cominciava con Rodari, in studio, che commentava insieme a cinque bambini le vicende di Piertonto raccontate da alcuni attori. Si ascoltava, si parlava, si lasciava perdere Piertonto e a un certo punto arrivava la storia aperta, quella con il finale da inventare: e lì, nella puntata numero 8, la storia era Quando piovvero cappelli a Milano.
Poi le Tante storie per giocare diventarono un libro, con tre finali a scelta per ognuno dei racconti e, in appendice, l’indicazione personale di Rodari per gli indecisi. Un libro che avevo letto da piccolo e che, non so perché, non è rimasto a casa dei miei genitori ma in qualche modo si è infilato nella mia libreria. Così, quando mi ha telefonato Sara Simari e mi ha detto che il Centro Rodari per la Musica pensava di propormi di scrivere un’operina, il volume è saltato fuori e quella strana storia di cappelli, che aveva la mia età, è salita sul leggio del pianoforte e si è messa lì a chiedermi di “fare teatro musicale” su di lei.
Allora ho pensato di provare a giocare anch’io come aveva fatto Rodari, andando in giro per le scuole con un registratore e la mia storia in cerca di finali. E, ora che la sto scrivendo (è settembre, mentre stendo queste note), so che nella mia operina, insieme alla cantante e all’orchestra, ci saranno le voci di tanti bambini e ci sarà il suono di una bobina che si riavvolge – un suono sempre diverso, a esser precisi – perché ogni volta, cantato un finale, si ritornerà un po’ indietro e se ne canterà un altro.
Non ho ancora capito se sto “facendo teatro musicale” sui cappelli, sulla pioggia, sui nastri che si riavvolgono o su tutte queste cose insieme: io, come sempre, mi diverto un mondo e mi sa che anche Rodari, dovunque sia ora, se tendesse l’orecchio sul mio studio si metterebbe a canticchiare.

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