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Valzer
colonna sonora per l'omonimo film di Salvatore Maira. Link a una scheda del film.
Nelle sale dall'8 maggio 2009.
PREMI E FESTIVAL
NEW YORK OPEN ROAD LINCOLN CENTER 2008
GÖTEBORG FILM FESTIVAL 2008: Nya visioner
BAFF BUSTO ARSIZIO: miglior fim, migliore attrice
JAMESON DUBLIN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2008
PALM SPRINGS INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2008: New Voices/New Visions Award: Menzione Speciale della Giuria
ANNECY CINEMA ITALIEN 2007: In Concorso: Premio CICAE
AUSTRALIA - ITALIAN FILM FESTIVAL 2007: Panorama
FESTIVAL DO RIO 2007: Panorama
FESTIVAL DU FILM ITALIEN DE VILLERUPT 2007: In Concorso
LA BIENNALE DI VENEZIA 2007: Giornate degli Autori: Premio Francesco Pasinetti (SNGCI): Menzione Speciale, Miglior Attrice (Valeria Solarino)
SÃO PAULO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2007: Perspective
THE TIMES BFI LONDON FILM FESTIVAL 2007: Cinema Europa
TOKYO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2007: In Concorso
la Repubblica, edizione di Torino, sabato 10 marzo 2007
prima pagina
il cinema
Campogrande, un valzer sullo schermo
pagina XI
La colonna sonora di Campogrande per il film girato all’Hotel Santo Stefano da Maira
L’ULTIMO VALZER E’ UNA SEQUENZA
di Clara Caroli
«Se mi concedete il paragone forse un po’ troppo alto e colto, è un po’ come La Valse di Ravel, un valzer definitivo, l’ultimo prima di un’epoca che crolla». L’accostamento è suggestivo. L’andamento dolce e cadenzato della musica, atmosfere viennesi e crepuscolari, per accompagnare una vicenda di corruzione e malaffare legata a calciopoli, alla gestione truffaldina del mondo del pallone e di quello della tv. Uno strano film, quello di Salvatore Maira, regista romano che è venuto a confezionare a Torino la sua scommessa. Il film, girato interamente a Torino con il sostegno della Film Commission, uscirà il prossimo autunno, protagonisti la splendida, torinese anche lei, Valeria Solarino e Maurizio Micheli. Una storia contemporanea dai risvolti civili, una location soltanto, l’hotel NH Santo Stefano, alle Porte Palatine, un solo piano sequenza (come l’ipnotico Arca russa di Aleksandr Sokurov), un titolo che spiega molto, Valzer, e la musica a tenere tutto quanto insieme. Non una colonna sonora qualsiasi.
A firmarla è il compositore torinese Nicola Campogrande, da alcuni anni della scuderia Universal, prolifico autore per le sale da concerto, per il teatro e qualche volta per la tv (la sua storia di compositore ha interessato il regista Sebastiano Bazzini, che sta realizzando un documentario-biografia per Romadocfest), ma mai, confessa, «entrato in contatto con il mondo del cinema». Un debuttante assoluto nella colonna sonora, esattamente quello che voleva Maira. Il regista, che per il suo film precedente, Amor nello specchio, si era affidato a Nicola Piovani questa volta – racconta Campogrande – voleva qualcosa di assolutamente diverso. «Per questo film non mi interessa avere un compositore specializzato in colonne sonore – gli aveva detto Maira –, non mi serve un commentatore di immagini, quel che cerco è una musica con un respiro più ampio». L’esecuzione è affidata al Toujours Ensemble e ad Alberto Fantino alla fisarmonica, Altonio Valentino al pianoforte, Saverio Miele al contrabbasso e Silvia Testoni, soprano.
Campogrande, come è avvenuto l’incontro con il cinema?
«E’ andata come dovrebbe andare, nel più pulito dei modi. Un giorno mi telefona il regista e mi dice: Sto girando un film, la sua musica mi piace, vuole scrivere una colonna sonora per me? Rispondo: Grazie, ma non è il mio mestiere, non saprei nemmeno come si fa. Lui insiste: Ho ascoltato i suoi dischi, la sua musica mi va bene così come lei la fa. Mi ha mandato la sceneggiatura e ne sono rimasto conquistato».
E alla fine le ha davvero lasciato fare la sua musica?
«Sì, ho lavorato con una libertà creativa sorprendente. Ho seguito tutto il percorso del film, alcune pagine le ho scritte prima di iniziare a girare, su indicazione del regista».
Che genere di film è Valzer?
«Un film molto particolare. Molto musicale. Poiché è un unico piano sequenza, le scene si susseguono in modo teatrale e le riprese seguono un andamento dolce e cadenzato che è esattamente quello del valzer».
Dove avete registrato la colonna sonora?
«Qui a Torino, nel nuovo studio di registrazione del Sermig, dove per la prima volta si è realizzato un prodotto per il cinema. E’ un fatto strano che in questa rinascita cinematografica torinese non si fosse ancora fatto niente di musicale».
Come è stato scrivere per il cinema?
«Piacevole e divertente. Sono orgoglioso del risultato. Il cinema ha un tipo di vitalità molto particolare. Il tempo di produzione di un film mette in moto grandi energie. Sul piano artigianale è stato molto stimolante, su quello creativo devo ammettere che è stato piuttosto facile. Tutti i dubbi e le intenzioni li aveva già risolti il regista. Io ho dovuto soltanto mettermi lì e scrivere».
Il Corriere della Sera - "Musicalmente rapinoso (…)" Tullio Kezich

Il Punto ottobre 2007
"Valzer è il film di Salvatore Maira che al Festival del Cinema di Venezia ha unito critica e pubblico in un unico commento positivo (…) Presentato, infatti, alle Giornate degli Autori, del film è stata apprezzata la tecnica: un unico piano sequenza di novanta minuti; la trama, che anticipa Calciopoli ma anche il dramma delle identità scambiate o manipolate; la fluidità del racconto, affidata a una colonna sonora composta magistralmente dal torinese Nicola Campogrande.
A soli 38 anni, è considerato uno dei compositori più interessanti della giovane generazione italiana. Autore di musica cameristica e sinfonica, ha composto pagine per grandi mostre, per la radio e per il teatro. Diplomatosi al COnservatorio di Milano e a quello di Parigi ha condotto per tre anni MattinoTre e ora è a RadioTre Suite. Con simpatia ci svela tutti i segreti della vita di un compositore.
Il Valzer del titolo è quello suonato in scena, e che accompagna l'andamento narrativo della storia. Dopo tante esperienze in teatro, radio e nelle più prestigiose mostre la vediamo per la prima volta firmare una colonna sonora cinematografica. Che esperienza è stata, per lei, il cinema? Ha lavorato in "libertà"? A cosa si è ispirato per la partitura di questo film?
La musica che scrivo è normalmente destinata alla sala da concerto. E dunque la invento sapendo che sarà eseguita vicino a una sinfonia di Mozart o a un quartetto di Beethoven, dei quali i compositori viventi sono in qualche misura eredi. Il mio punto di riferimento quotidiano, quindi, è l’intera storia della musica, che continuo a studiare e ad approfondire e alla quale cerco di aggiungere il mio mattoncino. Lavorando per il cinema, invece, il riferimento assoluto è il regista, con il quale ci si confronta per trovare le soluzioni migliori. Per “Valzer” ho avuto la fortuna straordinaria di lavorare con un regista come Salvatore Maira, musicalmente molto attento, che ha avuto il mio nome da un critico musicale, si è comprato un mio disco e poi ha cercato il mio numero sulla guida del telefono: è stato dunque chiaro da subito che avrei composto con grande libertà, seguendo le necessità tecniche della pellicola, ovviamente, ma lavorando con la stessa attenzione e lo stesso scrupolo che uso di solito scrivendo musica per la sala da concerto.
Le piace il film, è soddisfatto del risultato finale? Pensa che gli amanti del cinema e della musica lo apprezzeranno, la prossima primavera, quando uscirà nelle sale italiane?
“Valzer” è un film bellissimo, che a Venezia ha trascinato pubblico e critica in lunghi applausi, sapendo stupire e commuovere anche i più scettici. E’ un film pieno di musica, pensata per assecondare il ritmo molto singolare di un unico piano-sequenza di un’ora e mezza, e credo che anche i musicofili più smaliziati potranno trovare pane per i loro denti.
Lei è un compositore di fama internazionale, direttore artistico dell'Orchesta Filarmonica di Torino, Professore all'Università di Tor Vergata di Roma, insegna alla scuola Holden di tecniche della narrazione e la sua musica viene trasmessa con regolarità da RadioRai, FranceMusique e da molte altre radio internazionali. A cosa attribuisce questo suo successo?
“Successo” mi sembra una parola francamente esagerata. E’ vero che, rispetto ai compositori delle vecchie avanguardie, io provo a scrivere una musica che tenga conto della Storia in modo vitale, allegro, emozionante, divertente, e questo fa sì che gli interpreti e gli ascoltatori di solito abbiano con le mie partiture quel rapporto sano e stimolante che, fino ai primi del Novecento, era normale avere. E infatti i miei lavori, in Italia e all’estero, sono normalmente eseguiti insieme ai capolavori del grande repertorio del passato e non in festival o rassegne specializzate. Il che mi fa pensare che forse con la mia musica io riesco a dare un piccolo contributo alla nostra vita, così come fanno un panettiere o un medico; un contributo speciale, d’accordo, che è fatto di emozione e di riflessione, di fantasia e di studio, ma che mi piace credere possa servire a comprendere e a vivere con più pienezza il presente.
Ha collaborato con poeti e scrittori come Dario Voltolini e Alessandro Baricco. Musica e Poesia...si completano?Con Dario Voltolini lavoro stabilmente ormai da più di quindici anni (la nostra prossima impresa è una grande favola musicale con orchestra); con Baricco, con testi di autori scomparsi (penso ad esempio a Rodari o allo Scialoja poeta) ho intessuto rapporti occasionali, ma devo dire che sempre, in ognuna delle occasioni, la parola è stata per me una fonte di ispirazione e di riflessione fondamentale. Posso scrivere musica strumentale per un po’; poi, fatalmente, torno a cercare testi da intonare o da far recitare insieme alle note.
Ha mai dedicato una sua opera alla sua città, Torino? Che ne pensa di questa metropoli? Ci vive ancora? Vorrebbe tornarci? Qual'è la zona di Torino che preferisce per una passeggiata? Dove invece regalerebbe il suo concerto ai torinesi?
Alcuni anni fa, quando Torino entrò in crisi, Carlo Cresto-Dina e Franco Fornaris scrissero un bel libro che si intitolava “Sapevate che le città possono anche morire?”. Ricordo che, per avviare una delle presentazioni del volume, avevo composto una piccola musica per trio (si chimava “Torino, una sigla”); e a Torino è poi senz’altro legata l’opera da camera “Alianti”, uno sguardo dall’alto sulla città, che con Dario Voltolini avevamo dedicato alla memoria di Domenico Carpanini, scomparso pochi giorni prima del nostro debutto. Ora, quando ogni mese ritorno a Torino, ritrovo ogni volta una città più vitale, musicalmente molto più divertente della Roma in cui abito, e nella quale continua per me ad essere dolcissimo passeggiare. Quasi dovunque.
Quali sono i suoi progetti futuri? Ha un sogno nel cassetto? Le piacerebbe fare ancora cinema?
Sì, mi incuriosirebbe scrivere ancora musica per il cinema: è un aspetto del mestiere che non ti insegnano in Conservatorio e dunque l'apprendimento deve avvenire sul campo... Nel frattempo sto lavorando a un pezzo commissionatomi dall'Orchestra di violoncelli della Scala, a una sonata per violino e pianoforte, a un brano per violoncello e orchestra d'archi, a un progetto di teatro musicale; e poi provo a dire la mia sul disco che il jazzista Vincenzo Lucarelli vuole consacrare alla mia musica. (Silvia Dallo)
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